venerdì 29 marzo 2013

Il bastardo del Grappa a Piccoli in Pizza


   
Bastardo del grappa
BASTARDO DEL GRAPPA
La pratica casearia era un tempo molto diffusa in tutta la Pedemontana del Grappa, tanto più all’inizio della buona stagione quando in molti risalivano i versanti del Massiccio con le mandrie per sfruttare così le risorse naturali della montagna. La produzione del formaggio in malga era effettivamente molto semplice, non essendo chi lo produceva un casaro di professione, veniva per lo più trasmessa di padre in figlio facendo tesoro delle accortezze e dei “trucchi” che l’esperienza insegnava. Prevalentemente sulla Pedemontana si produceva il Morlacco, ma quando le condizioni ambientali e il modificarsi delle erbe del pascolo con l’avanzare della stagione mutavano la materia prima, il casaro cercava di produrre un formaggio diverso, ispirandosi alla lavorazione dell’Asiago d’Allevo o del Montasio.
Bastardo quindi perché la sua ricetta non era riconducibile a nessuna delle due tipologie, ma era un ibrido di esperienze tramandate e tecniche casearie. Bastardo inoltre perché talvolta, nel latte utilizzato per la sua produzione, veniva aggiunta anche una componente di latte di capra. Non era insolito infatti vedere le mucche durante l’alpeggio accompagnate da qualche capra, il cui latte era però insufficiente per essere utilizzato da solo e veniva perciò aggiunto a quello vaccino. La tradizione delle malghe prevede che il latte raccolto la sera sia lasciato riposare al fresco per tutta la notte. Lo si separa quindi dalla materia grassa tramite scrematura ponendolo in una caldera di rame e mescolandolo al latte della mungitura del mattino. Quindi il latte viene riscaldato, tenendolo in movimento costante, e portato ad una temperatura compresa tra i 38° e i 42° C.
A questo punto si aggiunge il caglio per andare poi a rompere la cagliata finemente e nuovamente riscaldarla fino a 45 gradi. La cagliata viene quindi passata in fascere di legno e sottoposta a lieve pressatura, continuando lo spurgo per 24 ore. Si procede poi alla sformatura e la si lascia riposare, in “cason del fogo” per 2-3 giorni, fin quando la pasta assume una consistenza morbida.
La salatura avviene in salina, per la durata di non più di 4-5 giorni per non alterare quel sapore dolce e leggermente aromatico. Segue la maturazione in un locale adatto per un minimo di quattro mesi. Il prodotto realizzato oggi ha mantenuto l’arte delle vecchie tecniche tradizionali sposandole con le moderne procedure.
Bastardo nel nome…principe nel gusto.

da www,venetoformaggi.it

Il Formaggio di Speloncia a Piccoli in Pizza


Il formaggio cuore, oltre ad avere una forma particolare e fatto con un lattoinnesto di latte caprino che conferisce al formaggio un gusto più marcato rispetto ai classici formaggi da tavola.inoltre è un formaggio stagionato in speloncia (grotta nel Monte Grappa usata da per secoli come stanza adibita alla conservazione degli alimenti).
Il formaggio bastardo e un prodotto tipico del Monte Grappa e si chiama bastardo perche è fatto con due differenti tipi di latte: latte caprino per il 30% e latte vaccino per il rimanente 70%.Questo formaggio e leggermente più saporito rispetto ai formaggi a latte vaccino ed è stagionato per 90 giorni.
"Blu del Parco". Medaglia d'oro alla competizione "caseus veneti" questo formaggio erborinato e fatto esclusivamente con il latte proveniente dal parco nazionale delle dolomiti bellunesi.Il blu del parco viene stagionato per 90 giorni in una speloncia sul Monte Grappa.
Formaggio presidiato da Slow Food come biodiversità la cui storia risale ai tempi della serenissima repubblica di Venezia che come allora viene ancora prodotto solo sul massiccio del Monte Grappa con latte vaccino crudo. E' un formaggio a pasta molle di colore avorio, occhiatura irregolare,profumo di erba e fiori di montagna.

SPACCIO FORMAGGI
VIA FENADORA, 51/1 32030 FONZASO (BL)
STAGIONATURA
Via BOCCHETTE di MEZZO Loc. MONTE GRAPPA
TEL. e FAX +39 0439 56080 CELL. 347 2945205

Il formaggio di fossa a Piccoli in Pizza

Il formaggio di fossa è un tipico formaggio originario di Sogliano al Rubicone (FC) ma anche prodotto storicamente a Talamello (RN) e Sant'Agata Feltria (RN). Oggi, per estensione, viene prodotto in diversi comuni del Montefeltro e della val Metauro. A differenza delle altre località, Talamello è l'unica che, come vuole la tradizione, infossa il formaggio una sola volta all'anno e questo per ottenere il massimo della qualità. La produzione di Sogliano appare invece quella più antica.[senza fonte].
Dal novembre 2009, a livello europeo, la denominazione Formaggio di Fossa di Sogliano è stata riconosciuta denominazione di origine protetta (DOP) [1].
Il formaggio di fossa può essere di pura pecora o misto (ovverosia di latte vaccino e di pecora) e viene stagionato per tre mesi in tipiche fosse di forma ovale scavate nella roccia.

Stagionatura

La tecnica di stagionare il formaggio nelle fosse ha origine molto antica. Questo tipo di formaggio è nominato in due inventari del 1497 e del 1498. Da entrambi i documenti si evince che la fossa di tufo aveva un duplice utilizzo: era il luogo di conservazione del formaggio (in autunno) e del grano (per preservarlo dalle razzie dei soldati), in tempi diversi dell'anno. Il produttore di formaggio affittava la fossa per il tempo che era necessario alla stagionatura, tre mesi o massimo 100 giorni. Il formaggio veniva posto, come tutt' oggi avviene, in sacchetti di tela coperti di paglia di fieno, per isolare il formaggio dall'aria.
Il periodo tradizionale di infossatura era fine agosto-settembre; la riapertura delle fosse avveniva il 25 novembre, giorno di Santa Caterina. Tale tradizione, lungi dall'essere scaramantica, era fondata su comportamenti e scelte razionali. La primavera-estate era il periodo in cui c'era maggiore abbondanza di pascolo, e quindi di maggiore produzione di latte. Si avvertiva la necessità di trasformare il latte in formaggio e di conservarlo per i periodi meno produttivi. Questa è la ragione fondamentale della permanenza in fossa del formaggio nel periodo autunnale. Il formaggio era consumato già a partire dall'inverno.

La stagionatura nella fossa
Formaggio di Fossa di Sogliano.jpg

La Robiola Bio (Piemonte) a Piccoli in Pizza

Robiola di Roccaverano D.O.P. bio

Robiola di Roccaverano D.O.P. bio
Si tratta di una d.o.p. piemontese di antica tradizione, prodotto da un piccolo caseificio secondo la regolamentazione dell'agricoltura biologica a latte crudo. Pasta bianca e delicata da fresco, dopo un lieve affinamento la crosta cremifica e il sapore si intensifica.

Il lardo d'Arnad dop (Valle d'Aosta) a Piccoli in Pizza

Lardo d'Arnad DOP
Atlante dei prodotti tipici - Salumi tipici italiani

Lardo d'Arnad DOP (Valle d'Aosta Lard d'Arnad DOP)

Riconoscimento DOP: Reg. CE n.1263/96
La produzione è limitata al comune valdostano di Arnad.

L'origine di questo salume è remota: la prima citazione si ha in un documento del 1570.
I suini utilizzati, di peso non inferiore ai 160 kg, devono essere allevati, oltre che in Valle d'Aosta, in Emilia Romagna, Piemonte, Lombardia e Veneto.
Nella produzione del lardo di Arnad si devono osservare due caratteristiche fondamentali: l'alimentazione dei maiali, che esclude mangimi integrati a favore di castagne e soli ortaggi e la stagionatura del lardo medesimo, per la quale sono utilizzati aromi locali e spezie (aglio, rosmarino, alloro, chiodi di garofano, cannella, ginepro, salvia, noce moscata e achillea millefoglie).
Il lardo, una volta tagliato, viene inserito in un recipiente apposito, il "doil", fabbricato in passato dagli artigiani in legno di castagno, oggi sostituito da acciaio o materiale plastico per alimenti. Si ricopre con la miscela di spezie e si aggiunge poi una salamoia fatta con acqua, sale grosso e ancora parte delle spezie. Il tutto rimane chiuso a stagionare per almeno tre mesi. Se invece si decide per una stagionatura lunga, la salamoia viene sostituita da vino bianco. Il gusto finale dovrà risultare delicato ma ben profumato dalle spezie impiegate.
Lardo d'Arnad DOP

Il Birrificio di Quero

I vini dell'azienda agricola Valdoc Sartori a Piccoli in Pizza

Ci siamo accostati ai vini dell'azienda agricola Valdoc Sartori con la curiosità (gustativa e intellettuale), che meritano le opere artigianali di eccellenza.

“La nostra azienda – ci racconta Alberto-, è situata a Santo Stefano di Valdobbiadene, tra splendide colline e verdeggianti vigneti, proprio nel cuore della conosciutissima zona D.O.C. del Prosecco. Da oltre 50 anni la nostra famiglia coltiva la vite seguendo i criteri tradizionali che da sempre guidano chi lavora la terra e da essa trae sostentamento: passione per il proprio lavoro, tenacia nel perseguire un obiettivo e rispetto per la natura. Il terreno collinare è ricco e fortemente vocato alla viticoltura e la favorevole posizione dei vigneti dell'azienda, garantiscono una ottimale esposizione delle piante al sole. Tutto questo si traduce in un elevata qualità delle uve che attentamente seguite in cantina, danno origine a vini di qualità altrettanto elevata. “.

Abbiamo assaggiato i vini. Dallo spumante extra dry al Tranquillo 'Garbui' (quasi 'petillant. Come direbbero i francesi), dal Frizzante allo Spumante Brut 'Nono Moro'.
Chi ci segue sa quali sono le osservazioni critiche che rivolgiamo spesso al mondo del prosecco.
Vini troppo uguali, 'concepiti' in cantina, che nulla ricordano della terra dalla quale provengono.
E poi, appena aperti, via quella zaffata di profumi e sapori e poi un desolante 'spegnimento', quasi ad inseguire improbabili virtù...
Beh, diciamolo chiaramente.
I vini dei Sartori rivelano un solido e appassionato lavoro nel vigneto.
Soprattutto il Tranquillo Garbui, rinvia con orgogliosa fierezza alla terra d'origine.

Ecco, sono questi i vini che ci riconciliano con il mondo del prosecco, vino eccezionale, che va rispettato e valorizzato, al di fuori delle facili avventure commerciali.

Per questi buoni motivi l'azienda agricola Valdoc Sartori è stata invitata alle iniziative di informazione della rete dei Borghi Europei del Gusto.
E, scusate se è poco !

Via Menegazzi, 7  31049 Valdobbiadene Treviso
0423 900278