sabato 30 marzo 2013

Il Vino delle Corti Benedettine a Piccoli in Pizza

La Denominazione di Origine Controllata “Corti Benedettine del Padovano” ha ottenuto il riconoscimento nel giugno 2004.Come recita il suo Disciplinare di produzione, essa si estende nell’area sud-orientale della provincia di Padova e nella parte meridionale della provincia di Venezia, occupando il territorio che per oltre 700 anni, dal 12° all’inizio del 19° secolo, ha conosciuto la presenza e l’opera dei monaci dell’Abbazia benedettina di Santa Giustina di Padova. Erano, le Corti Benedettine, il centro amministrativo, economico e sociale di estese proprietà che, sotto la guida dei monaci, provvedevano allo sviluppo del territorio attraverso la bonifica dei suoli, l’arginatura dei fiumi, la costruzione di fabbricati rurali e la lavorazione dei terreni. La coltivazione della vite, già testimoniata in epoca romana, trova nel territorio ampia diffusione, e il vino prodotto nelle capaci cantine delle Corti diviene uno dei principali prodotti di scambio con le città di Padova e di Venezia: quest’ultima ne farà ampio commercio in tutti i porti del Mediterraneo. Questa secolare esperienza rivive oggi nei vigneti e nelle cantine di questa parte del Veneto dove, accanto a vitigni storici ed autoctoni, il Raboso, il Refosco, il Tocai, il Moscato, si coltivano quelli cosiddetti internazionali, che qui hanno trovato ottime condizioni di clima e di terreno: il Merlot, i Cabernets, lo Chardonnay, il Sauvignon, il Pinot grigio e il Pinot bianco. Si producono vini che possono essere consumati giovani e nei quali va apprezzata la freschezza accompagnata da intense note floreali; altri invece si prestano a periodi di medio o lungo invecchiamento, così da esaltare al naso e alla bocca una maggiore complessità aromatica ed una struttura elegante, assieme ad una elevata morbidezza.

Corte Benedettina di Correzzola - Padova

 

Il Birrificio del Ducato a Piccoli in Pizza

Nato nel 2007, il Birrificio del Ducato è oggi il microbirrificio italiano più premiato al mondo. Da Roncole Verdi, nella Bassa Parmense, luogo di nascita di Giuseppe Verdi e terra di salumi stagionati e vini frizzanti, una storia fatta di sacrificio quotidiano e tanta passione. Grazie alle capacità e all’impegno di Giovanni Campari, passato da homebrewer e laurea in Scienze e Tecnologie Alimentari, birraio radicale e visionario, e Manuel Piccoli, artigiano dei numeri, con una chiara visione imprenditoriale, il Birrificio del Ducato ha saputo primeggiare nelle competizioni nazionali e internazionali e attualmente esporta oltre il 15% della propria produzione (USA, Canada, Brasile, Norvegia, Svezia, Spagna, Giappone), realizzando una crescita costante dell’80% del fatturato totale su base annua.



nel 2008  Medaglia d’oro all’European Beer Star a Norimberga per la Verdi Imperial Stout, prima birra italiana a vincere una competizione internazionale
nel 2009  La rivista statunitense Draft Magazine pubblica un elenco delle migliori 25 birre al mondo e inserisce anche la Nuova Mattina (brand per il mercato americano della New Morning), unica etichetta italiana presente. Lo stesso anno anche la rivista statunitense Wine Enthusiast inserisce la New Morning tra le migliori 25 birre al mondo
nel 2010  Medaglia d’argento con la VIÆMILIA alla World Beer Cup, il più importante concorso birrario del mondo che ha luogo ogni due anni negli Stati Uniti e ben 5 medaglie all’International Beer Challenge di Londra, tra cui 2 d’oro con la Black Jack Verdi Imperial Stout e la Sally Brown “Baracco. A soli tre anni dall’avvio della produzione tutte le birre del Birrificio del Ducato hanno ottenuto un premio in un concorso birrario. All’European Beer Star BdD vince 4 medaglie tra cui l’oro con la VIÆMILIA, mentre in patria ottiene il titolo di “Birrificio dell’anno”.
nel 2011   In Italia il Birrificio del Ducato bissa il titolo di “Birrificio dell’anno”, unico nella storia del concorso ad aggiudicarsi due edizioni di seguito, mentre all’European Beer Star, le medaglie vinte sono sette, con due ori con Beersel Morning e Sally Brown, anche questo risultato unico nella storia del concorso.



Oggi il Birrificio del Ducato prosegue nella sua politica di crescita: sul versante produttivo una nuova linea di birre artigianali di qualità non filtrate e non pastorizzate destinata alla grande distribuzione porta il nome di Bia (Birra Italiana Artigianale) già lanciata sul mercato, beneficerà di una campagna di comunicazione con un nuovo sito dedicato e uno spot “virale”. Mentre, parallelamente, prosegue la ricerca sulle birre da invecchiamento, affinate in barrique. destinate a una clientela di esperti e superappassionati, in tutto il mondo. Il successo impone al Birrificio del Ducato un progetto di investimento per accrescere la capacità produttiva e la possibilità di raggiungere una fetta più ampia del mercato mondiale con le proprie etichette. Con uno stabilimento tutto nuovo, progettato da zero e dimensionato per compiere il grande balzo in avanti, il Birrificio del Ducato si proporrà come portabandiera italiano della rivoluzione mondiale della birra artigianale.

Il Grana Padano dop a Piccoli in Pizza

Il termine “GRANA” è nato originariamente per indicare un formaggio caratterizzato dalla struttura granulare della pasta prodotto nella Valle Padana fin dall’undicesimo secolo.
Il progressivo diffondersi di tale apprezzato formaggio causò l’affermarsi di alcune varietà di GRANA (Grana Lodigiano, Emiliano, Lombardo, Veneto ecc.), che furono tuttavia poi unificate nel termine “PADANO” quando - a seguito dell’istituzione delle denominazioni di origine dei formaggi, avvenuta con la legge n° 125 del 10 aprile 1954 - fu chiesto il riconoscimento della denominazione d’origine GRANA PADANO.

L’utilizzo del termine “GRANA” in modo generico e come denominazione a sé stante, che talvolta continuava a riscontrarsi nella pratica, era pertanto da considerarsi improprio e illegittimo, in quanto l’uso del termine “GRANA” disgiuntamente dall’aggettivo “PADANO” risultava vietato da quanto disposto dagli artt. 9 e 10 della citata legge n° 125 del 10 aprile 1954.
La tutela del termine “GRANA” era inoltre stata estesa, mediante accordi bilaterali, a Germania, Austria, Francia e Spagna.

In ogni caso, tale tutela è stata espressamente richiesta all’atto della presentazione in sede comunitaria della domanda per ottenere la Denominazione di Origine Protetta per il formaggio Grana Padano, cosa che trova conferma nel Regolamento (CE) n. 1107/96 della Commissione, che ha sancito il riconoscimento della DOP GRANA PADANO.
Conseguentemente, anche la denominazione “GRANA” gode a pieno titolo della tutela accordata dal primo comma dell’art. 13 del Regolamento (CE) n. 510/2006 del Consiglio, ed in particolare dal punto b), secondo il quale le denominazioni registrate sono tutelate contro «qualsiasi usurpazione, imitazione o evocazione, anche se l’origine vera del prodotto è indicata o se la denominazione protetta è una traduzione o è accompagnata da espressioni quali “genere”, “tipo”, “metodo”, “alla maniera”, “imitazione” o simili».

In sostanza, il termine “GRANA” costituisce parte integrante e caratterizzante della Denominazione di Origine Protetta “GRANA PADANO” e, pertanto, esso non può in nessun caso essere utilizzato disgiuntamente dall’aggettivazione “PADANO” e con riferimento a formaggio diverso da quello che può legittimamente fregiarsi della denominazione completa.

L’importante principio è stato autorevolmente ribadito anche in una recente sentenza del tribunale di primo grado della Corte di Giustizia UE (sentenza 12 settembre 2007 nella causa T-291/03).
L’illecito ed illegittimo utilizzo del termine “GRANA” in termini generici e disgiuntamente dall’aggettivo “PADANO” viene da tempo sanzionato e represso da parte delle competenti Autorità nazionali, mentre il Consorzio Grana Padano interviene per garantire la tutela anche fuori dei confini dell’UE, incaricando legali residenti nei Paesi dove si verificano le usurpazioni della denominazione affinché perseguano l’uso illegittimo del termine “GRANA”.
 

L'Asiago Pressato dop di Montagna a Piccoli in Pizza

La Pizzeria da Ezio ha scelto, in collaborazione con Valsana, l'asiago pressato dop del caseificio Cortese
per Piccoli in Pizza.
Da latte vaccino intero pastorizzato,lLa forma presenta il classico scalzo convesso. La crosta è sottile ed elastica, la pasta è di colore giallo paglierino, con occhiatura piccola o media
Il sapore è  dolce e tendenzialmente piccante, buone le note di latte e panna
Curiosità
Maurizio e Cristiano Cortese sono riusciti a trasformare in azienda di discreta importanza la piccola azienda agricola un tempo gestita dal padre, come dimostrano i numerosi riconoscimenti ricevuti negli ultimi 10 anni. Gli obiettivi raggiunti sono frutto della grande passione e della costante voglia di migliorare, restando all'avanguardia sia in ambito tecnologico che igienico-sanitario. La lunga esperienza da allevatori ha spinto i due fratelli a mettersi alla prova nella trasformazione del proprio latte e nella vendita dei prodotti che ne derivano, con l'obiettivo principale di offrire al consumatore un prodotto genuino e di ottima qualità. Dal 2003 gestiscono Malga Verde, immersa nel verde dell'Altopiano di Asiago ad un'altitudine di 1100 metri. Nel giugno 2006 hanno aderito al Consorzio per la tutela del formaggio Asiago e da tale data producono Asiago DOP, che può fregiarsi della menzione aggiuntiva 'Prodotto della montagna' in quanto viene prodotto e stagionato in territori montani ubicati oltre i 600 metri di altitudine. L'uso di solo latte italiano di montagna con certificazione di rintracciabilità è garanzia di altissima qualità del prodotto. L'Asiago Stravecchio DOP Presidio Slow Food della famiglia Cortese si è classificato al primo posto in 2 importanti concorsi di formaggi a latte crudo svoltisi nell'Altopiano di Asiago, anche il formaggio 'Malga Verde' si è classificato al primo posto ad uno dei due concorsi

Il formaggio morlacco degustato a Piccoli in Pizza

Il Morlacco è un formaggio tradizionale veneto,  prodotto nell'area del massiccio del Grappa, comprendente vari comuni delle province di Belluno, Treviso e Vicenza.
La denominazione è riferita ai morlacchi, antica popolazione delle Alpi Dinariche ormai quasi estinta, un tempo dedita alla pastorizia e depositaria dell'originario metodo produttivo di questo formaggio.[1]
I pastori del monte Grappa usavano fare un formaggio di latte vaccino tenero, magro, a pasta cruda che prendeva il nome dalla loro terra d'origine: la balcanica Morlacchia. Il latte era quello delle vacche Burline, unica razza bovina del Veneto, che sta rischiando di scomparire. Oggi il Morlacco è prodotto ancora in alpeggio con il latte scremato della mungitura serale al quale si aggiunge quello intero munto il mattino. Dopo 15 giorni è pronto, ma può essere consumato fino a tre mesi.

Il Birrificio Italiano a Piccoli in Pizza

Il "Birrificio Italiano", fondato nel 1994, è rimasto a lungo il primo microbirrificio lombardo. Come ambientazione si può definire sia un "brew pub" che una "osteria della birra". Le birre prodotte sono numerose ed in gran parte stagionali o celebrative. Sono sempre "crude" ed appartengono ad entrambe le famiglie delle Ale e delle Lager con una predilezione per quest'ultime. Oltre alla regina della casa, il B.I. offre una selezione di piatti "da osteria" e di stuzzichini curati con la passione che più di tutto contraddistingue il locale e coloro i quali ci lavorano. Dimenticate pizza, patatine wurstel e altri triti abbinamenti per scoprire quanto la tradizione culinaria italiana può prestarsi ad una cucina da abbinare alla birra o addirittura all'uso della birra come ingrediente. In estate, nel tranquillo dehors all'ombra dei platani, scorrono fiumi di birra della casa e l'atmosfera diventa irresistibile. Alcune birre del B.I. sono "Amber Shock", ambrata doppio malto affinata in bottiglia, "Tipopils®", lager chiara a gradazione normale, "Prima®", lager scura doppio malto, "B.I.-Weizen®", weizen in stile bavarese, "Bibock®", "Extrahop®", "Cassissona®", "Fleurette®" e molte, molte altre. Per dimenticare la solita "birretta" e scoprire un nuovo mondo pieno di gusto e di sorpresa.

Birrificio Italiano:                                     beers

I formaggi di Monica Miuzzi a Piccoli in Pizza

Azienda Agricola Miuzzi Monica

Latteria - Azienda agricola Miuzzi Monica - 1Latteria - Azienda agricola Miuzzi Monica - 2Latteria - Azienda agricola Miuzzi Monica - 3Latteria - Azienda agricola Miuzzi Monica - 4Latteria - Azienda agricola Miuzzi Monica - 5
L’Azienda si trova in località Cilladon a circa 5 km dal comune di Quero. E’ un’unica struttura composta da locale adibito ad agriturismo con annessi stalla e minicaseificio.
Vengono prodotti ed offerti in degustazione, vari tipi di formaggio e piatti tipici bellunesi. Ad esempio "formai frit" "formaggio polenta e fagioli di Lamon".
Aperto tutto il periodo dell’anno è gradita la prenotazione. Dall’inizio di aprile fino alla fine di settembre possibilità di trovare formaggi caprini, freschi e stagionati, ricotte con latte misto: vaccino e caprino. Notevoli ed interessanti le possibilità di escursioni a piedi o in mountain bike effettuabili nella zona che attornia la struttura.
Elenco dei formaggi e dei prodotti lattiero-caseari o dei sapori
  • Formaggio di latte vaccino fresco
  • Formaggio di latte vaccino stagionato
  • Ricotta fresca
  • Ricotta affumicata
  • Formaggio fresco di latte vaccino e caprino
  • Formaggio stagionato di latte vaccino e caprino
Sede operativa
Via Cilladon, n. 27 - Quero
Cellulare
338 5968223
Telefono
0439 788103
Fax
0439 788103
Altitudine
700
Periodo di apertura
annuale
Riposo
lunedì
N° coperti
25