
Toma Piemontese DOP



Denominazione di Origine Protetta (DOP) - Reg. CEE 1263 del 01/07/1996


Il
formaggio si presenta in forme circolari con facce piane o semipiane
con diametro compreso tra 15- 35 cm e uno scalzo variabile tra i 6 - 12
cm; anche il peso di ciascuna forma, di conseguenza, risulta essere
molto variabile e compreso tra i 1,8 kg e 8 kg. Il Toma Piemontese
presenta caratteristiche gustative diverse a seconda se si tratta della
produzione tradizionale ottenuta a partire dal latte intero o della
variante semigrassa ottenuta con latte scremato.
Nel primo caso la crosta è elastica e liscia con un color
paglierino, bruno rossiccio, secondo la stagionatura, mentre la pasta ha
un colore giallo paglierino con occhiatura minuta e diffusa; il sapore
che ne deriva è dolce e gradevole, di aroma delicato. Nella variante
semigrassa la crosta è poco elastica, di aspetto rustico di colore che
va dal paglierino carico al bruno rossiccio, la pasta è di colore bianco
paglierino con occhiatura minuta e il sapore è intenso ed armonico, di
aroma fragrante che diviene più caratteristico con la stagionatura.
Il latte esclusivamente vaccino proveniente da almeno due
mungiture consecutive viene lasciato riposare fino ad un massimo di 12
ore, per il formaggio a latte intero, e fino ad un massimo di 24 ore,
per il formaggio semigrasso. Dopo la scrematura per affioramento il
latte viene posto in caldaia dove alla temperatura di 32°- 35°C e viene
addizionato di caglio di vitello. La cagliata che ne deriva subisce
inizialmente una rottura grossolana, spesso con rivoltamento dello
strato più superficiale che si è raffreddato; cui segue una breve sosta
che favorisce un primo massiccio spurgo del siero.

Si
procede poi ad un'ulteriore rottura della cagliata, spesso accompagnata
da un ulteriore riscaldamento che può portare alla temperatura di
cottura ai 44° e 48°C. La rottura si protrae fino a che i grumi abbiano
raggiunto le dimensioni di un chicco di mais per il formaggio a latte
intero o di un grano di riso per i formaggi semigrassi dopo di che si
lascia poi riposare la massa per alcuni minuti, per dar modo alla
cagliata di depositarsi sul fondo, separandosi dal siero. La cagliata
raccolta viene messa in fascere e, dopo una prima pressatura, lasciata
sgrondare dal siero superfluo in ambienti idonei; durante questa sosta
che varia dalle 3 alle 24 ore per il formaggio a latte intero e dalle 3
alle 72 ore il formaggio a latte semigrasso, il formaggio subisce più
rivoltamenti. Si procede poi alla salatura, tradizionalmente a mano, con
sale grosso sparso alternativamente sulle due facce per non oltre
quindici giorni, oppure in salamoia da 24 a 48 ore a seconda della
dimensione delle forme.
La stagionatura avviene nelle tradizionali grotte o in ambienti
idonei con una umidità di circa l'85% e temperatura oscillante tra i 6°
e i 10°, durante questa fase i formaggi sono rivoltati più volte,
talora lavando le facce piane con una soluzione di acqua e sale. La
durata minima di questo periodo è di sessanta giorni per le forme di
peso superiore a 6 kg e di quindici giorni per le forme di peso
inferiore.
E' l'unico formaggio DOP la cui produzione
interessa tutto il territorio regionale in quanto la zona di provenienza
del latte, di trasformazione, stagionatura ed elaborazione del
formaggio Toma Piemontese comprende l'intero territorio amministrativo
delle province di Cuneo, Torino, Biella, Vercelli, Novara e Verbania e
alcuni comuni in provincia di Asti (Bubbio, Buttigliera d'Asti,
Cassinasco, Cellarengo, Cessole, Dusino San Michele, Loazzolo, Monastero
Bormida, Roccaverano, Mombaldone, Olmo Gentile, San Giorgio Scarampi,
San Paolo Solbrito, Serole, Sessame, Valfenera e Villanova d'Asti) e di
Alessandria (Acqui Terme, Terzo, Bistagno, Ponti e Denice).

Il Piemonte è da sempre terra di grandi formaggi e ha legato il
suo nome a numerose produzioni tipiche. Tra queste c'è sicuramente il
Toma, che s'origina sui pascoli alpini e pian piano nei secoli discende a
valle, il formaggio più diffuso e probabilmente più antico, di certo è
quello che meglio esprime il carattere di una terra che nasce, come dice
il suo stesso nome, da un legame profondo ed inscindibile con le
montagne che lo circondano.
La storia e la lingua insegnano quanto antico e radicato sia il connubio tra il Piemonte e la sua Toma.
La produzione e il consumo di formaggio nell'area pedemontana
trovano le prime attestazioni documentali fin dal sec. XI, figurando
soprattutto nei "pastus" distribuiti ai poveri o ai lavoratori
subalterni, tanto da convalidare l'ipotesi di un suo uso, almeno in
questi periodi iniziali, caratteristico dei ceti popolari. Pare infatti
andassero per la maggiore formaggi particolarmente piccanti e detti
"formaggi dei poveri", come citava
Pantaleone da Confienza nella
Summa lacticinorum:
"...mentre invecchiano avviene in essi una tale
fermentazione che acquistano si sapore, ma molto piccante, tanto che
sono detti assai utili per i poveri, in primo luogo perché a causa del
loro sapore piccante ne mangiano poco. In secondo luogo, si dicono utili
ai poveri perché questi, nelle pietanze fatte con quei formaggi, grazie
al loro pizzicore sono dispensati dall'usare spezie e sale".
Nei secoli successivi il consumo di formaggio si diffonde in
tutti gli strati sociali, superando i più severi principi religiosi, che
ne vietavano il consumo nei giorni "di magro", e gli iniziali
pregiudizi medici ed aristocratici, che lo consideravano cibo pesante
plebeo e che, pur attenuandosi via via, durarono fino agli inizi del
Seicento.

Occorre
inoltre ricordare che il Toma Piemontese, nato come formaggio in aree
tipicamente montane e di valle, si è diffuso con il tempo anche nelle
zone di pianura a causa, o meglio dire, per merito, dei margari, così
come ricordati, tra gli altri, da Francesco Confienza in una memoria dal
titolo "I margari della Provincia di Torino".
Ma è comunque indiscutibilmente il Piemonte ad avere nobilitato il termine Toma.
Il nome Toma poi nella tradizione popolare è stato
frequentemente unito ad un'indicazione geografica (Toma di Ormea, Toma
di Biella, Toma di Susa, Toma di Piode, Toma di Boves, Toma di Lanzo,
ecc.) per rappresentare comunque prodotti similari e in ogni caso tutti
ispirati alla stessa matrice. In conseguenza di ciò, poiché la zona di
produzione rappresenta gran parte del territorio della Regione Piemonte,
e nel pieno rispetto della tradizione, l'aggettivo Piemontese è stato
unito indissolubilmente al nome Toma, così da formare un tutt'uno: il
Toma Piemontese.
Nel 1982 Il Toma Piemontese ha ottenuto il riconoscimento DOC e
successivamente nel 1986 il riconoscimento DOP. Nel 2003 è stato creato
e riconosciuto ufficilamente il Consorzio di tutela del formaggio Toma
Piemontese con lo scopo di promuovere e tutelare questo formaggio tipico
piemontese.
Consorzio di tutela del formaggio Toma Piemontese
Via Livorno 60 c/o Environment Park - 10144 Torino
Tel: 011 2258391
F
ax: 011 2258408
E-mail promo.formaggi@produttorilattepiemonte.com