lunedì 22 agosto 2016

Le Antiche Vie della Bassa Padovana e del Veronese

 

A differenza di quello che si potrebbe immaginare, nel Medioevo le persone si spostavano molto: per lavoro, per commercio e per transumanza di greggi e armenti in cerca di nuovi pascoli, dal momento che, in queste zone, fino a pochi secoli fa, la pastorizia costituiva la principale attività di sostentamento.
Allo stesso modo le persone si spostavano per compiere lunghi pellegrinaggi a piedi non solo verso alcune mete classiche e lungo tracciati ancora oggi molto conosciuti – come Santiago de Compostela o la Via Francigena – ma anche verso Santuari forse meno famosi, ma altrettanto amati dai devoti pellegrini che intraprendevano questi cammini, spesso lunghi e faticosi.
Anche questa antica strada della Bassa Padovana e del Veronese era percorsa da pellegrini provenienti da Venezia e diretti a Santiago de Compostela, che approfittavano dei numerosi Monasteri e Abbazie disseminati lungo questa via, presso i quali era possibile rifocillarsi e riposare. I pellegrini transitavano a piedi passando da Monselice verso l’Abbazia di Carceri, per raggiungere poi il monastero di Santa Margherita d’Ipres ad Altaura, San Salvaro di Urbana e, oltre l’Adige, San Salvaro di San Pietro di Legnago, per poi proseguire verso la bassa Lombardia. Essi percorrevano all’incirca 20 chilometri al giorno e si mantenevano con l’aiuto dei Frati dei monasteri o facendo i giocolieri e i saltimbanchi nelle piazze.





Il Comune di Saletto (Pd) nella rete dei borghi europei del gusto


La sua origine romana è testimoniata dalla presenza, nel territorio, di numerosi reperti archeologici. Il nome deriva dal latino SALICETUM, probabilmente perché la zona presentava una ricca vegetazione di salici. Le prime testimonianze storiche scritte, risalgono all’anno Mille. Due i documenti che riportano il nome di “Saletum”: il primo è un documento di donazione della fine dell’XI secolo, con il quale il marchese Azzo cede dei terreni all’abbazia di Santa Maria della Vangadizza, atto confermato dall’imperatore Enrico IV; il secondo è il testamento del marchese Tancredo, nel quale viene anche nominata la chiesa di San Silvestro. Sulla storia dei secoli successivi non si ha alcuna testimonianza certa, se non un documento, risalente al XV secolo, relativo a una visita pastorale. Tra le opere di architettura religiosa vanno menzionate: la chiesa di S. Silvestro, piccola chiesa in stile romanico, edificata con materiale recuperato da altri monumenti, con l’abside orientato a est e con il campanile inserito nella facciata, e la chiesa di S. Lorenzo, che è la chiesa principale, inizialmente a due navate, ampliata nel XVI secolo, ricostruita nel XVIII secolo e nuovamente ampliata nel XX secolo. Tra le opere architettoniche civili, troviamo: palazzo Pisani-Cioco; l’oratorio di S. Giuseppe, fatto edificare dai conti Briani, nel XVII secolo e, infine, diverse case coloniali tipiche dei secoli XVIII e XIX.

La tradizione culinaria dell'Istria Slovena

Il fascino della nostra zona costiera, questo luogo che si trova al punto più settentrionale del mare Mediterraneo, fu decantato da numerosi poeti, ispirati e appassionati dai colli istriani, dal mare, dalle saline, dal Carso con i suoi villaggi in pietra…
La costa, con la sua rigorosa vegetazione, offre una varietà d’esperienze culinarie con le fresche erbe aromatiche e con prelibate specialità di pesce.

Di solito, nella tradizione culinaria istriana le pietanze vengono cotte e solo raramente fritte. Il ruolo principale spetta ai vari generi di verdure locali, alle erbe aromatiche e alle spezie. Quest’ultime hanno prevalentemente un sapore mite, ma i cuochi fanno uso spesso anche delle loro varietà selvatiche. I piatti tipici della cucina istriana sono quelli di pesce e di pollame. Gli ingredienti principali sono ovviamente l’olio d’oliva e il vino del luogo. Oggi, l’olio, il vino e il sale marino, coltivati nel litorale sloveno, sono prodotti riconosciuti a livello mondiale.  

L'ulivo

L'ulivo è una pianta mediterranea che grazie al suo ricco patrimonio, appare come fonte inesorabile di storie sia nella mitologia sia nella vita dell’uomo moderno. A causa delle specifiche condizioni climatiche della nostra regione, l’olio d’oliva istriano è conosciuto per il suo gusto tipico. 

La vite

Sul suolo istriano cresce la varietà di vite autoctona, dalla quale proviene il rinomato vino rosso Refosco. Il vino bianco tipico della regione invece è il Malvasia. Entrambi i vini accompagnano i tipici piatti istriani: il prosciutto crudo, il formaggio, il pane con l’olio d’oliva casereccio, i bobici (minestra con mais), gli “štruklji dolci” (tipo d’involtini o strucoli cotti) farciti di carne, la “polenta insanguinata”, le omlette con asparagi selvatici, i vari tipi di pasta tipica istriana come i “bleki” (biechi), i fuži (fusi) e i blečići (blecici); poi i risotti, i frutti di mare in “čežama” (cesama) o in brodetto, seguono i vari tipi di pani dolci, gli involtini e i dolci fritti come le “fritole” (frittole).  

Il sale di Pirano

I salinai coltivano il sale secondo un metodo vecchio di 700 anni e lo raccolgono ancora manualmente, con gli attrezzi tradizionali.
Il grande segreto della qualità e del naturale colore bianco del sale prodotto nelle saline di Sicciole, consiste nel terreno  dei campi di sale d’argilla, ricoperto da un sottile strato di petola, ossia da uno strato di base spesso pochi millimetri, fatto di sedimenti biologici, formati da  minerali e microrganismi.

La coltivazione del sale dipende completamente dalle forze della natura – il sole, il vento e il mare, e dal lavoro diligente dei salinai. 

Il pesce e i piatti di carne

I secondi piatti di pietanze cotte, come ad esempio il pesce, il montone, il pollame e il manzo, sono conosciuti per la loro preparazione. La »Žgvaca”, o “Zguazza« è un piatto di carne in sugo con spezie locali. Molti piatti sono preparati »in padella« o sotto la brace, ovvero sotto la »črepnja« (coperchio per la cottura con la brace). Si usa preparare anche degli ottimi brodetti di pesce, le marinate e altri piatti simili. Nonostante alcuni tentativi di fare rivivere e preservare l'offerta gastronomica autoctona, sulla costa slovena sta prendendo piede la tendenza alla gastronomia moderna che offre le più varie pietanze: dal pesce alla carne, la pasta e le pizze. 

Il cachi

detto anche »frutto divino« è un frutto che possiamo concederci solo durante pochi mesi d’autunno e inverno. Fu portato in Europa intorno all’anno 1870 ed è coltivato prevalentemente nei paesi mediterranei. In Istria e sulla costa slovena hanno iniziato a coltivarlo un po’ più tardi, ossia nei primi decenni del secolo scorso.

L’Associazione turistica Solinar di Strugnano è riuscita ad integrare in modo eccellente i beni della natura locali ed il turismo, organizzando ogni anno la ormai tradizionale Festa dei cachi, con la quale arricchiscono l’offerta turistica del comune, che trae il proprio potenziale interamente dal patrimonio naturale.

Gli asparagi

L'asparago selvatico, che in dialetto è chiamato »šparoga«, è una pianta tipica mediterranea. Cresce soprattutto ai margini dei boschi dell’Istria slovena. Essendo una pianta perenne, riesce a raggiungere anche un metro d'altezza. La stagione in cui germoglia è la primavera - da metà marzo fino a metà maggio. Un antico detto istriano dice: “April sparaser, maio saraser.” (Aprile mese d’asparagi, maggio mese di ciliege.)

La frittata

È un piatto di uova, tipico della cucina istriana. Le frittate sono molto varie. La scelta e la preparazione dipendono dalla fantasia, dal gusto e da ciò che abbiamo nel frigorifero. Si può prepararla col prosciutto, con la pancetta, con gli asparagi, i funghi, i tartufi, la cipolla primaverile o altri tipi di verdure, oppure con le lumache o col formaggio.

Il carciofo

Già gli antichi romani conoscevano il carciofo. Ai tempi dell'apice del loro impero, il carciofo fu coltivato come verdura e come pianta d'ornamento. Si mangiava crudo o cotto. In seguito fu dimenticato e solo nello scorso secolo sono state scoperte le sue proprieta curative nelle malattie del fegato e della bile. Il carciofo è una pianta simile alla carlina, che raggiunge circa 120 cm d’altezza. Di solito si mangiano i suoi frutti, o i boccioli cotti. La cucina mediterranea e anche quella istriana, conoscono molti piatti raffinati preparati con il carciofo.

Le “Osmice”

Per sperimentare il più genuino piacere gastronomico, da novembre a giugno ci pensano le “osmice” (osmizze), numerose soprattutto nella zona costiera. Il produttore agricolo può organizzare solo un’osmizza l’anno, che può durare otto giorni (“osmica” in sloveno significa “numero otto”), dove offre il vino di propria produzione, le conserve di verdure fatte in casa, gli affettati, le olive, i formaggi, le salsicce, il pane fatto in casa e tante altre prelibatezze caserecce.
Più volte il giornalista enogastronomico PalatoAnarchico ha partecipato a degustazioni ed eventi raccontandone con foto e brevi note, sapori, colori ed emozioni.


La rete dei borghi europei del gusto a Tallin,capitale dell'Estonia

Il viaggio della missione di visita della rete dei borghi europei del gusto è proseguito in Estonia, a Tallin.

Tallinn (Reval in
tedesco, Tallinna in finlandese) è la capitale dell'Estonia nonché suo principale porto, è situata nella costa settentrionale del paese, affacciata sul Mar Baltico, in linea d'aria è divisa da 80 chilometri di Mar Baltico da Helsinki, quest'ultima situata più a Nord, inoltre Tallin è anche la città più popolosa e maggiore centro economico e commerciale del paese estone.
La sua
Città Vecchia medioevale, antico porto anseatico, è divenuta patrimonio dell'umanità dell'UNESCO nel 1997.
Tallinn è stata la
Capitale Europea della Cultura per l'anno 2011 assieme alla città finlandese di Turku.

DA VENERDÌ 26 A DOMENICA 28 AGOSTO A CASTELVENERE (BENEVENTO)
VA IN SCENA LA TRENTASEIESIMA EDIZIONE DELLA ‘FESTA DEL VINO’

Una tre giorni con protagoniste le aziende locali e che propone spazi di riflessione
e degustazioni guidate per approfondire la conoscenza dei vini da vitigni storici

Torna la tradizionale Festa del Vino di Castelvenere (Benevento). Da venerdì 26 a domenica 28 agosto il Comune più vitato della Campania si anima con una tre giorni da trascorrere nel segno di Bacco. Protagoniste della manifestazione, che tocca la sua trentaseiesima edizione, saranno soprattutto le cantine locali, che accoglieranno gli enoturisti nella centralissima piazza San Barbato. Nel corso delle tre serate i produttori faranno degustare ad enoturisti e appassionati le loro etichette tipiche, prodotte da vitigni storici: i blasonati falanghina e aglianico, con i meno noti ma sempre affascinanti barbera, coda di volpe, piedirosso e agostinella.
Una Festa che rappresenta anche un momento di riflessione importante, con alcuni incontri dedicati ai vitigni tipici, in particolare il barbera, che faranno registrare contributi importanti, con la presenza di giornalisti enogastronomici, wine blogger e professionisti impegnati nella programmazione del territorio. Uno spazio interessante sarà dedicato alle degustazioni guidate, che metteranno a confronto le etichette sannite ottenute da uve barbera e da uve falanghina con note Denominazioni di Origine dello Stivale che presentano alcune analogie nei calici. Nel corso di questo gioco educativo, nella prima serata il Sannio Barbera Dop sarà messo a confronto con il Lacrima di Morra d’Alba Dop e il Ruché di Castagnole Monferrato Docg (degustazione condotta da Alberto Capasso, Slow Wine/Slow Food). Sabato 27 agosto sarà protagonista la Falanghina del Sannio Dop che invece si confronterà con produzioni Vermentino Docg e Verdicchio dei Castelli di Jesi Docg (degustazione condotta da Antonio Follo, Ais Benevento). Nella serata finale sempre la Falanghina del Sannio Dop, questa volta in versione spumante, si confronterà con due etichette Prosecco di Valdobbiadene (degustazione a cura della Fis). Le degustazioni, che si svolgeranno nell’Enoteca comunale di piazza San Barbato (dalle ore 20.30), saranno a numero chiuso e su prenotazione (ai numeri 340.7943165/329.7333423).
Non mancherà la buona gastronomia, con la novità di un’area dedicata alla pizza e uno spazio che vedrà protagonisti i fritti della tradizione, proposti anche in abbinamento con gli spumanti sanniti ottenuti da uve falanghina, in una cornice curata da Sannio Way. E ci sarà l’area dedicata ai prodotti della terra e ai sapori tipici, che ospiterà le aziende aderenti a Campagna Amica di Coldiretti.
Musica ed intrattenimento per bambini completano la ricca offerta programmata dalla Pro Loco Castelvenere con il supporto del Comune di Castelvenere.
Parteciperà alle degustazioni per conto dell’Associazione Borghi Europei del Gusto il giornalista enogastronomico PalatoAnarchico, ovviamente in incognito e ben mimetizzandosi tra i produttori per ascoltarne i racconti.

Il Meschio e la sua storia

E’ iniziato  il 14 agosto un periodo di manifestazioni e iniziative nell'area delle Prealpi Trevigiane, a Vittorio Veneto in particolare. La trasmissione multimediale l'Italia del Gusto dedica a questo territorio almeno quattro puntate, con soste e visite gustose dei giornalisti e dei comunicatori.
Il progetto Comunicare per Esistere tocca dunque, dopo il Cansiglio, anche Vittorio Veneto.
Il primo itinerario, per l'Azione Aquositas (circuito delle Terre d'Acqua), si è occupato del percorso del fiume Meschio.

IL MESCHIO ( da
http://www.turismovittorioveneto.gov.it/Vittorio/Citta/ambiente/meschio.html)

Il Meschio nasce alle pendici del M.te Visentin a Savassa Alta, frazione di Vittorio Veneto, entra a S.Giustina e attraversa Serravalle nei pressi del vecchio ospedale dove con i suoi caratteristici "meschet", canali provenienti dal corso principale, attraversano tutto il territorio comunale.
La sorgente di origine carsica è costituita da un bacino, chiamato "brent" localizzato a 220m di quota.
Sul fondo del "brent" ha inizio una condotta che risale la montagna ed è investita da una corrente d'acqua di notevole portata.
L'acqua ha la caratteristica di mantenere la sua temperatura di 12°C costante in ogni stagione. Lasciata la sorgente parte dell'acqua è destinata agli acquedotti, parte scende per una ripida scarpata per raggiungere poi il lago di Negrisiola.
Il corso del Meschio si conclude dopo aver attraversato i comuni di Colle Umberto e Cordignano nei pressi di Ponte della Muda dove confluisse nel Livenza. Il fiume ha in gran parte perso la sua funzione industriale, una riflessione sul ruolo del fiume potrebbe prevedere accanto alla preziosa pista ciclabile, una ridefinizione delle svariate opere idrauliche, in parte in disuso, che si trovano lungo il suo corso. La presenza di grosse derivazioni, scavalcamenti, sbarramenti, salti d’acqua sono d’ostacolo sia al passaggio dei pesci sia ad un diverso utilizzo del fiume. Queste opere opportunamente recuperate e\o eliminate potrebbero permettere di ridurre le perdite di un bene così importante come l’acqua, consentire un recupero a fini ecologici e un ulteriore impiego del fiume a fini turistico-ricretativi e sportivi come per esempio il “rafting” sport all’aria aperta che permette di vivere intensamente il fiume come si può osservare in molte realtà cittadine del nord Italia. Il giornalista enogastronomico PalatoAnarchico parteciperà alle diverse tappe raccontando con la spontaneità e l’imparzialità tutti gli aspetti positivi o negativi che siano.
I tre giorni del Sangiovese - Predappio
dal 02/09/2016 al 04/09/2016


Un appuntamento unico per degustare i grandi vini di Predappio, imperniato sul binomio “vino - cultura”.
Il protagonista della manifestazione sarà, ovviamente, il Sangiovese di Predappio: sarà possibile acquistare un calice, con relativo marsupio, con il quale degustare i vini delle 10 aziende aderenti all’Associazione per la promozione del Sangiovese di Predappio, collocate sotto gli archi del suggestivo loggiato di Piazza Garibaldi.
Possibilità di accedere gratuitamente a percorsi guidati di avvicinamento alla conoscenza e al piacere del Sangiovese con l’ausilio di sommeliers professionisti.
Degustazione di prodotti tipici della gastronomia romagnola e predappiese in particolare, formaggi (tra cui il raviggiolo ed il formaggio di grotta di Predappio Alta) e ottimi salumi delle rinomate aziende agrituristiche del territorio.
Eventi artistico culturali che assicureranno l’ideale cornice e sottofondo alle degustazioni dei vini: concerti di musica classica, jazz e popolare e di una collettiva d'arte a tema dal titolo “EnoArte. L’universo del Vino”. I Borghi Europei del Gusto seguiranno la manifestazione con il giornalista enogastronomico Palatoanarchico , che racconterà con la sua penna pungente tutto  quanto accadrà durante i giorni dell’evento.